|
Accasatisi presso la spagnola Caustic Records, gli Oniric da Benevento confermano tutto il buono che ci avevano fatto intuire con i precedenti lavori autoprodotti. Partendo da un suono che è certamente dark ed è certamente mitteleuropeo (“Blessing”, l’unico brano ereditato dal vecchio repertorio), l’attenzione si sposta verso lidi francesi (genericamente Vaudeville), vuoi per l’utilizzo dell’idioma transalpino (“L’Autre”), vuoi per la strumentazione adottata (l’organetto in “The Echos Of The Sky”, ad esempio). Come in precedenza, Yann Tiersen rappresenta ancora il riferimento principe all’interno delle sonorità dell’ensemble sannita, insieme all’ethereal e al gotico da camera. Ci si imbatte così in composizioni rarefatte ed impalpabili, come la conclusiva “Last Temptation Rescue” (bel crescendo pianistico), ed in altre pregne di drammaticità (“Ophelia's Portrait”, che scala picchi di assoluto lirismo), in un susseguirsi di ambientazioni prossime ora al dark-folk, ora alla scrittura cinematografica, altrove classificabili come heavenly voices (ne è esempio l’ariosa “Space Farewell”). Il tutto coagulato da una latente vena pop-sofisticata, la quale contribuisce a rendere “Cabaret Syndrome” debutto godibile e riuscito. Evocativa la voce di Simona Giusti, monocorde come da ruolo quella di Gian Vigo, nucleo storico del progetto insieme al tastierista Carlo De Filippo. I molti amici/ospiti (Aldo Galasso alla batteria, Corrado Ciervo, Peppe Timbro e Giuseppe Telaro agli archi) contribuiscono al buon esito dell’album, che possiede tutti i numeri per conquistare un suo pubblico di appassionati.
Flavio Ignelzi
|
|