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Esordisco dicendo che trovo sopravvalutata l'importanza di Kai Hansen e di tutta la sua carriera, che ritengo i Gamma Ray una band da parecchio tempo pronta per la pensione, che gli ultimi dischi usciti sotto questo marchio erano a tratti penosi e si salvavano solo con le palesi autocitazioni e le evidenti scopiazzature (da band come Judas Priest, Manowar, eccetera). Il nuovo album “To The Metal!” (ma si scrive con il punto esclamativo o senza?) è la prova provata che il mio impietoso giudizio non è poi troppo distante dalla realtà. Parliamo infatti di una collezione di dieci brani di una scontatezza paurosa, privi del minimo guizzo e appoggiati sempre comunque e dovunque sui soliti cliché che, per carità, il buon Kai ha anche contribuito a creare ma che adesso hanno proprio rotto. E nemmeno, come spesso è accaduto, il Raggio Gamma riesce a salvarsi in corner con quella perizia strumentale o con quella furia esecutiva che pure tutti gli riconosciamo; questo “To The Metal!” (nel dubbio lascio il punto esclamativo) è anche scialbo oltre che povero, quasi che anche la band fosse venuta a noia a sé stessa nel suonare sempre le stesse cose e nel copicchiare sempre a destra e a manca (stavolta avranno aggiunto anche qualche disco dei Maiden e dei Rainbow a quelli che abitualmente tengono sotto mano, pronti a riempire i loro vuoti creativi). Lascio con un breve cenno ai cori che, da sempre il punto debole dei Gamma Ray a causa di una allegria immotivata oltre che irritante, stavolta tirano fuori il peggio di loro stessi non riuscendo ad apparire nemmeno così immediati o memorizzabili come in passato. Il fondo viene poi toccato dalla partecipazione di Michel Kiske (proprio lui!) all'interno di “All You Need To Know”, sodalizio che vorrebbe forse attirare l'attenzione con la scusa della pace tra gli storici duellanti ma che dà invece l'idea dell'incontro (con rispetto parlando) tra un morto di fama che vive di elemosina come un accattone ed un vecchio scrittore arteriosclerotico che non si ricorda più da che lato scrive la penna. L'unica nota positiva riguarda l'immancabile ballad di prammatica posta in conclusione: ci credereste se vi dico che “No Need To Cry” si è rivelato un brano davvero sentito e coinvolgente, originale nella struttura e persino delicato negli arrangiamenti? E se vi dicessi che mia nonna è capace di accendere il camino scorreggiando, credereste pure a questo?
Dario Adile
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