|
Con questo disco, adesso ristampato dalla meritevole I Hate Records con tanto di bonus tracks (5 rispetto all'edizione originale del 1992), la band ceca intraprese il passaggio dal black/thrash bathoryano degli esordi in favore di un approccio più melodico e doomish, alla ricerca delle radici heavy del genere (Black Sabbath, Pagan Altar, Black Widow). E così, se ancora molto spesso il carismatico leader Big Boss si cimenta in linee vocali raspose e se ancora le partiture del disco si adagiano su un thrash ora tirato ora più posato, sempre più spesso gli spartiti si aprono a soluzioni più ariose ed oscure, perfettamente intonate alle tematiche evocative e mistiche dell'album, la cui musica assolve ad una funzione latamente religiosa (ricordiamo che Big Boss è il fondatore della sezione ceca della Church Of Satan). Se “The Temple Of The Underworld” rappresenta una evoluzione ed un deciso passo in avanti rispetto al precedente “Hell Symphony”, bisogna anche aggiungere che le tare genetiche di quel disco non sono ancora del tutto superate: non sempre i brani brillano per la loro qualità compositiva e, ancora troppo spesso, le pause ed i break evocativi non riescono ad evitare un certo senso di noia. Ma una cosa è certa: fin da ora i Root riescono ad essere davvero unici.
Fulvio Adile
|
|