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Mi pare di poter dire che ultimamente la riscoperta del thrash metal sia diventata uno sport popolare tra i metallari della penisola, almeno a giudicare dal numero delle band che si cimentano con queste sonorità. La caratteristica di questa – diciamo così – nuova ondata di thrash italico è l'assoluta fedeltà ai modelli originali, senza praticamente il minimo accenno di modernità o di innovazione, né nello stile né tantomeno nei suoni. Questo “Human Key” è un buon esempio di quanto detto, con la sua dignitosa autoproduzione e con i suoi evidenti rimandi alla scuola d'oltreoceano (Exodus, Testament) che non trascurano pesanti influenze della scuola tedesca tradizionale (Tankard, principalmente). L'album, proprio per queste sue caratteristiche, regge piuttosto bene a patto di non essere troppo esigenti. I thrasher più tradizionalisti potranno apprezzare, gli altri passeranno oltre.
Dario Adile
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