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Parlando schiettamente e fuori dai denti, ammetto che non ho mai trovato particolari motivi di interesse in un disco dei Gaia Epicus. Il gruppo, mi sia perdonato il sarcasmo, suona esattamente come ci si aspetterebbe da una band che porta un nome di questo tipo: power metal del più verace e grezzo, dove però la rozzezza non deriva tanto da una scelta deliberata dei suoni o degli arrangiamenti (vedasi certe cose dei Grave Digger come dei Running Wild). Al contrario, la ruvidezza del loro approccio parrebbe (uso il condizionale) frutto di capacità non affinate, di gusti dozzinali e di qualità compositive ancora tutte da maturare. Solo un fan del power dei più accaniti potrebbe dar credito ad una proposta che, a parte la solita scintillante (ma sempre anonima) copertina di Fournier, ci appare davanti come la solita accozzaglia di luoghi comuni heavy metal già usurati da Gamma Ray, Helloween, Stratovarius, Rhapsody e compagnia. Passiamo oltre senza rimpianti.
Dario Adile
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