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In un'ipotetica classifica dei gruppi metal più coverizzati credo che gli Iron Maiden avrebbero la leadership incontrastata, insidiati forse solo da altri mostri sacri del calibro di Black Sabbath, Judas Priest, Metallica o Slayer. Il numero dei dischi di tributo dedicati a questa band storica ha, di conseguenza, raggiunto una cifra spropositata cui bisogna
aggiungere, buon ultima, questa raccolta edita dalla Nuclear Blast ed intitolata semplicemente "A Tribute To The Beast". Come sempre in questi casi il principale motivo d'interesse è legato alla
curiosità di ascoltare cosa siano stati capaci di combinare bands più o meno famose alle prese con autentici inni del metallone anni '80. Ed, inutile negarlo, il rooster di gruppi chiamati a rapporto dall'etichetta tedesca questa volta è davvero di primissimo ordine. Accanto a pezzi da novanta di provata esperienza (Iced Earth, COF, Dark Tranquillity, Rage, Therion, Grave Digger) vengono affiancati
gruppi emergenti tutti di un certo spessore artistico o commerciale (Sonata Arctica, Opeth, COB, Darkane, Six Feet Under, Steel Propeht, Sinergy, Tierra Santa, Disbelief): il tutto per oltre un'ora e 16 minuti di variopinto metallo maideniano! Per raccapezzarci in questa congerie di canzoni e bands
proviamo a pescare nel mucchio: quali le cover più ascoltate? Senza dubbio, a pari merito, la sinistra versione dei Cradle Of Filth di "Hallowed By Thy Name" e la dinamica "22 Acacia Avenue" dei Drak Tranquillity, che
circolano già da un bel pezzo. Quale la più personale? Probabilmente "Stranger in a Strange Land" rifatta dai Disbelief, grazie al suo sapore
oscuro e vagamente deumanizzato. La più noiosa, invece? Ma di sicuro i Tierra Santa di "Flight of Icarus": la loro versione rallentata
e sofferta con accelerazione finale lascia davvero il tempo che trova. Il trofeo per la versione più divertente va invece ai Six Feet Under di "Wrathchild": ascoltare
il cantato growling su un pezzo dei Maiden fa sempre un certo effetto! Particolare anche il risultato raggiunto dai Darkane su "Powerslave",
tanto calati nella parte da risultare quasi irriconoscibili, mentre le versioni di "Transylvania" (Iced Earth) e "Number of the Beast" (Sinergy)
scorrono via senza sussulti. Si potrebbe andare avanti ancora per un bel pezzo ma ciò che conta è che, tra alti e bassi,
pezzi editi ed altri inediti, c'è comunque di che passare un'oretta divertente...
Dario Adile
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