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Sono davvero poche le band che non perdono mai l'elemento descrittivo nella propria arte sonora. I Cult Of Luna, col tempo, sono andati affinando sempre più il tratto sino a rendersi dei veri e propri maestri in quello strano mondo a cavallo tra post-rock, psichedelia e alternative-metal che è, per comodità, definito post-hardcore. “Eternal Kingdom” segna un parziale ritorno alle asperità e alla potenza degli esordi del gruppo, senza lasciarsi alle spalle le recenti trasmutazioni psichedeliche, le fascinazioni per i chiaro/scuri, l'amore per gli opposti che si compenetrano. I Cult Of Luna appaiono così rinnovati pur mantenendo fede alla loro matrice: apportano elementi nuovi negli arrangiamenti delle songs, dimostrano una crescita tecnica e di songwriting (soprattutto quest'ultima) di primo livello e sfruttano al meglio tutte le loro caratteristiche, in primis la destrezza nelle dinamiche, oltre alla classe nei suoni. La voce di Klas Rydberg è sempre disperata ed in “Ghost Trail”, il pezzo migliore del disco, il suo nevrastenico urlo si sovrappone al malinconico fiume che parte a scorrere subito dopo i passi iniziali (e quasi sorprende il finale in marziale accelerazione, oltre ad alcuni ricami di chitarra). Spuntano desolanti trombe nella strumentale “The Lure” e nella marcia da funerale di “Following Betulas”, il sulfureo post-doom d'apertura di “Owlwood” screma invece su un'austera e gelida chitarra acustica. Le strizzate d'occhio al passato sono più evidenti nelle telluriche discese verso il nucleo della Terra di “Mire Deep” e nei possenti muri di “The Great Migration” (qui si odono echi dei Breach di “Kollapse”); “Curse”, in fondo alla tracklist, mette in mostra i proverbiali giochi di pieno e vuoto cui il settetto di Umea è abilissimo a dar vita. Solo la bellissima title-track mantiene palesemente i legami con le rivisitazioni post-rock di “Somewhere Along The Highway”, pur tenendo con sé una muscolarità vigorosa che prende il sopravvento in diversi punti. Le intermittenze di luce del meraviglioso “Salvation” (il punto di svolta nella loro carriera, nonché la loro prova migliore in assoluto) sono più contenute, ma è innegabile che i Cult Of Luna stiano sempre più sublimando la loro arte in un crescendo di maturità e bravura costante che, se da un lato li lega a tutt'oggi alla generazione post-Neurosis, dall'altro li proietta nel gotha dei grandi del post-metal attuale. Cosa non da poco per gente come loro, molto spesso in giro definiti (ovviamente a torto) come dei semplici cloni o poco più.
Marco Giarratana
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