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Non solo In Extremo o Subway To Sally, anche lungo la penisola italica c’è voglia di musica che sappia fondere il folk al metal, che sappia celebrare riti pagani in onore alla Madre Terra, che sappia ripresentare, con le splendide sonorità degli anni 2000, alcune indimenticate tradizioni musicali di ascendenza medievale. Per soddisfare questa voglia, ecco a voi i bergamaschi Folkstone: amici della foresta e della natura (che sfidano con le impavide panze al vento!), i Nostri confezionano un primo full-lenght album di qualità semplicemente impeccabile che, anche mettendo da parte il patriottismo, non ha davvero nulla da invidiare a nessuno. L’uso della lingua italiana si abbina semplicemente benissimo alle tematiche trattate, sia musicali che testuali, come se il cantante Lore fosse nato per non far altro che questo, nella vita. Piace moltissimo anche l’andamento ritmico generale, con un batterista abile nel trovare l’ideale punto d’incontro tra un drumming estremamente presente ed invasivo ed un altro troppo spoglio od assente: il percuotere di rullante e tamburi si fa invece seguire alla grande, non lasciando vuoti e non soffocando la vera peculiarità del combo, costituita dagli inusuali arrangiamenti. Inusuali fino ad un certo punto, visto che oggi non esiste metallaro sulla terra che non abbia almeno un po’ familiarizzato con queste sonorità, ma davvero è una soddisfazione sentire cornamuse, bombarde, flauti ed arpe fondersi coś bene in un tutt’uno con gli immancabili cori. Viene voglia di ubriacarsi e divertirsi, ascoltando il disco dei Folkstone. E, in fondo, cosa ci trattiene dal farlo?
Dario Adile
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