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3 September 2010 Search an artist
3 September 2010
Home : Reviews : Meshuggah - ObZen
         
  Review  
 
  Artist Meshuggah   
  Title ObZen   
  Record Comp. Nuclear Blast / Audioglobe   
  Year 2008   
  Lenght 52:42   
  Genre Thrash / Progressive   
  Notes    
  Vote 8,5  
 
 
 

“ObZen” è il primo vero e proprio full-length dopo “Nothing”. A detta della band stessa qualche tempo fa, il successore del fortunatissimo e micidiale albo del 2002 è questo: “I” e “Catch 33” sono da considerarsi il primo un Ep quale è, il secondo un esperimento che gli svedesi avevano in mente di pubblicare sulla scia dell'album solista di Fredrik Thordendhal “Sol Niger Within”, uscito nel 1997. Chiarito questo punto, possiamo dire che il come-back su lunga distanza dei Meshuggah è l'ennesimo viaggio dentro la calotta cranica di una gelida e follemente razionale mente criminale. Se da un lato vengono ripresi (inaspettatamente) alcuni elementi del passato, come le sfuriate thrasheggianti di “Combustion” (che ci brucia nel vero senso della parola), del tutto assenti in “Nothing”, da quest'ultimo vengono astratti gli schemi cervellotici (ma in maniera meno complicata) ed i ritmi blandi, nonché quei riff slabbrati ed oblunghi che sono una vera e propria tortura psicologica (“Electric Red”, “Lethargica”). Si avverte una discreta ascendenza tooliana nel riffing (quello che schiude “Combustion”, i raccordi di “Electric Red”) e non possiamo esimerci dal constatare come Jens Kidman, più passa il tempo, più la sua voce si tramuta in un latrato bastardo e velenoso, ancora più canino e ferale di prima: pauroso. Fa letteralmente gelare il sangue il parossismo del primo singolo “Bleed”, con quel riff vorticoso reiterato fino allo sfinimento, le sventagliate di doppia cassa di Haake che rende impossibile un tempo (apparentemente) lineare, quel suo attorcigliarsi intorno ad un unico tema melodico (??) malvagio e folle. Come da copione ci si imbatte nelle proverbiali piccole aree di decompressione spaziale con chitarre riverberate tipiche della loro costa più cosmica, ma sono sempre meno frequenti gli squilibrati solo jazzati del formidabile Thordendhal. I Meshuggah sublimano l'arte metallica e assurgono definitivamente (qualora qualcuno nutrisse ancora dei miseri dubbi a riguardo) allo status di autentico faro della scena estrema. Nessuna band riesce come loro ad essere talmente elegante nel colpire a fondo con una motosega, nell'essere sempre concreta nella tortura psichica dell'ascoltatore, progressivamente spazzato via dalla violenza che il combo è in grado di sguinzagliare dai propri amplificatori. La title-track è un lanciafiamme azionato davanti alla nostra capoccia; “Dancers To A Discordant System” il tour de force terminale imbevuto di ritmi tribaleggianti, con le chitarre d'acciaio elastico che fendono l'aria e la sciolgono quasi fosse burro; “Pravus” ingloba cenni chitarristici tipicamente death metal. Un po' più quadrato e meno labirintico rispetto all'imponente “Nothing”, “obZen” è la naturale evoluzione, nonché la definitiva cristallizzazione del sound meshuggahiano, sintesi mirabile di ciò che il metal moderno deve essere. Cinici e spietati come sempre, se non ci fossero difficilmente li si potrebbe inventare.

Marco Giarratana

 
 
  Line-up  
  Jens Kidman  
VC
  Fredrik Thordenthal – Mårten Hagström  
GT
  Mårten Hagström 
BS
  Tomas Haake  
DR
   
KB
   
OT
 
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  Tracklist  
 1 - Combustion
 2 - Electric Red
 3 - Bleed
 4 - Lethargica
 5 - obZen
 6 - This Spiteful Snake
 7 - Pineal Gland Optics
 8 - Pravus
 9 - Dancers To A Discordant System
 
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