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Sono incredibili le cose che vengono dal Giappone in campo di musica estrema! Che si parli di grind, black hc o death capita spesso di sentire roba assolutamente folle e disturbante proveniente da questo paese, che alle orecchie di un occidentale come me risulta piacevolmente malata e bizzarra. Questo vale anche per i Sigh, uno fra i più vecchi gruppi black metal giapponesi oltre che i più noti in Europa, grazie al loro primo disco per la DSP e ai successivi per la Cacophonous. Nonostante potessero 'campare di rendita' i Sigh hanno sempre avuto una concezione estremamente progressiva del black metal, che contaminano e alterano in un loro stile tipico, aggiungendo spesso abbondanti dosi di rock'n'roll, (al punto che, soprattutto su vecchi dischi, molti pezzi potrebbero essere etichettati come black'n'roll) ma anche arrangiamenti orchestrali e elementi 'anomali' in generale. L'impressionante quantità di carne al fuoco a volte non funziona molto e i Sigh sembrano un po' limitarsi ad accostare diverse cose nel tentativo di stupire e sorprendere l'ascoltatore e con il risultato di fare sembrare il tutto molto costruito e le canzoni un po' slegate, e se non avete particolare passione per le 'contaminazioni' state ben lontani dai dischi di questo folle trio. La maggior parte delle volte però riescono invece a creare un qualcosa di realmente originale e innovativo, e soprattutto a dare una chiave di lettura unica della loro musica, un filo conduttore: un'atmosfera maledettamente macabra e malata. Proprio quell'atmosfera che si poteva respirare in certi dischi metal provenienti dalla Grecia o dall'Italia (anche se molto raramente, nonostante qualcuno cerchi di farlo passare per una specie di marchio di fabbrica del black italico. Del resto il processo di riscrittura del passato è un qualcosa da cui la musica metal non è certo immune…): l'orrore, la perversione sembrano essere sottilmente presenti nei lavori dei Sigh, magari nascosti dentro la melodia di un flauto o di un mandolino. Tra i Doors, i Beatles e i Sodom, probabilmente questi giapponesotti qualche disco dei Goblin devono esserselo pure ascoltati, e si sente. Spesso i loro intermezzi riescono a crearmi quelle stesse sensazioni di certi film thriller in cui anche un brano di Ornella Vanoni si carica di strani significati. E questo anche se, lo ripeto, non sempre tutto funziona al 100% e la voglia di stupire prende il posto di qualche bel riff. I Sigh sfruttano pure il fatto di trovarsi in Giappone, paese 'hi-fi', quindi i vari sampler e arrangiamenti orchestrali suonano molto bene, anche se il disco non sembra 'iperprodotto' ma grezzo al punto giusto (personalmente sarei poi curioso di sentirli dal vivo, visto che suonano senza tastiere e sampler e con gli arrangiamenti ultrasemplificati, cosa abbastanza bizzarra: in pratica uno ascolta un gruppo su cd, se li va a vedere in concerto e si ritrova qualcosa di completamente diverso!). Dal punto di visto lirico infine niente da segnalare visto che Mirai si risparmia la fatica e fa scrivere metà dei testi da suoi vari compari come Killjoy dei Necrophagia, Damian dei Ritual Carnage, ecc. Prendete questo disco come volete, come un esempio di pura follia in musica.
Giuseppe La Bella
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