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I Veni Domine, esponenti del doom metal di stampo cristiano, si sono da qualche anno rimessi in carreggiata dopo un periodo di silenzio causato da problemi personali e contrattuali. “Tongues”, la loro nuova fatica, dimostra il buono stato di forma della compagine dei fratelli Weinesjo tramite 10 composizioni pregevoli e ben fatte, nelle quali si cede solo parzialmente alle cadenze ultra rallentate del doom che invece vengono estremizzate nell’interminabile, conclusiva title-track. La band svedese preferisce contaminare il proprio sound con pesanti rimandi all’heavy metal classico, in parte anglosassone in parte scandinavo, non disdegnando di avvolgersi in un leggero manto di prog metal che ne arricchisce sensibilmente la proposta. Se il riffing di chitarra sa come rendersi interessante e vario, la voce di Fredrik Sjoholm è sovente la vera arma in più, dotata com’è di una timbrica e di una vis interpretativa che non può non rimandare alla mente dei grandi come Geoff Tate dei Queensryche o Ray Alder dei Fates Warning. Album di spessore e capace di crescere con gli ascolti, “Tongues” alterna ottimi momenti di heavy roccioso ad altisonanti e posate melodie vocali, soffrendo solo di una produzione un po’ troppo piatta e fioca che non rende pienamente giustizia al lavoro di una band di grande valore.
Dario Adile
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