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Parliamoci chiaro. La reticenza spesso esibita nei confronti della scena heavy-metal viene foraggiata da gruppi come i Gaia Epicus. Ovvero quei nomi di seconda fascia, abbastanza lontani dai campioni di incassi, che vivono in maniera più o meno dignitosa il proprio ruolo di eterni minori, alcune volte in bilico tra l’essere fan e musicisti, ma sempre con la speranza e la convinzione di poter fare un giorno il grande salto di qualità. La fortuna sta nella capienza del mercato, ancora abbastanza benevolo da accogliere tutti coloro i quali hanno il coraggio di mettersi in gioco, ma anche in un atteggiamento secondo il quale la musica è davanti ogni cosa, preferendo rischiare sulla propria pelle con l’uscita di dischi che avranno, nolenti o dolenti, una visibilità alquanto limitata (per non dire nulla). Questa la motivazione che pare muovere anche la creatura musicale di Thomas Christian Hansen, in uscita con il terzo album ufficiale, stereotipato fin dalla copertina opera di J.P. Fournier (Edguy, Avantasia, Dragonforce). Il quartetto norvegese continua nella pedissequa riproposizione degli stilemi compositivi cari a Gamma Ray e primi Helloween, sebbene si percepisca un certo indurimento del suono in direzione thrash, a discapito della melodia e della linearità. Insomma, power/speed con l’originalità completamente azzerata: cori epici imbruttiti da un’ugola non all’altezza, ritmiche indiavolate con doppia cassa a manetta, qualche raro caso di rallentamento (l’intermezzo acustico “In Memory”, il cadenzato “Awaken The Monster”). Al terzo disco non riesco a trovare nessuna attenuante che giustifichi l’acquisto, se non la costanza nell’insistere a testa bassa, anche contro le avversità del destino (la tragica scomparsa del bassista Yngve Hansen, sostituito su “Victory” da Hans Åge Holmen). Ma la cocciutaggine, si sa, non porta necessariamente a buoni risultati.
Flavio Ignelzi
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