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Raggiunge il picco di massima ispirazione l'ego artistico dei Cult Of Luna. Cielo e mare sembrano improvvisamente invertire le rispettive posizioni, piegandosi ai voleri del magma sonoro eruttato dal collettivo svedese. Mai così complessi e cerebrali, mai tanto abili nel riuscire a dipingere attraverso i suoni scenari così apocalittici e desolanti, interrotti qua e la da vaste aree diradate e visionarie. Si scende spesso verso l'abisso marino come nell'impalpabile opener “Marching To The Heartbeats”, che evoca flussi acquatici degni della Lisa Gerrard di “Whale Rider”; altrettante parole possono essere spese per “Back To Chapel Town”, in cui si scorgono intarsi armonici mirabili. Ma la grande risorsa di “Somewhere Along The Highway” è saper evocare con estrema facilità scenari meravigliosi, cosa che riesce in maniera quasi disarmante in “And With Her Came The Birds”, che proietta l'immagine di un ampio campo di grano, la cui uniformità viene interrotta sporadicamente da lievi raffiche di vento gelido e reso d'oro abbacinante da un isolato raggio solare che squarcia la coltre di plumbee nuvole che avvolge la scena come un drappo funebre: quasi inquietante alla maniera degli ultimi Earth. Da più parti pare che stia per venire giù il cielo intero sotto forma di meteoriti liquidi mentre il suono acquisisce forma attraverso organiche stratificazioni. “Finland” si agita tra tribalismo neurosisiano ed attitudine metallica figlia degli Isis; “Thirtyfour” fluttua tra pastosi inserti elettronici che conferiscono maggiore pienezza e sfumature alle atmosfere; “Dim” è un volo su selvagge distese in una frizzante alba in compagnia dei Red Sparowes; “Dark City, Dead Man” è un'odissea di reiterazioni e crescendo in cui è racchiusa l'intera essenza dell'opera. L'emozionalità è altissima tra queste note, la profondità sensoriale di ogni singolo passaggio impossibile da descrivere per mezzo di semplici parole. “Somewhere Along The Highway” è un disco che va vissuto, assorbito, amato, un'apocalisse “noise-core” di spoglia magnificenza. Sublime naufragare tra gli astratti mari della psiche.
Marco Giarratana
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