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Ci sono personaggi carismatici che segnano un’epoca e che, pur a distanza di secoli, continuano ad essere fonte di studio storico e di ispirazione artistica. Tra questi un posto d’onore spetta a Giovanna D’Arco, la “pulzella d’Orleans” che ancora adolescente impugnò la spada per scacciare gli inglesi dal suolo francese durante la Guerra dei Cent'anni, salvo concludere la sua breve e gloriosa parabola arsa viva come eretica. Ultimi in ordine di tempo ad essere folgorati dal fascino di Giovanna sono i palermitani Thy Majestie che, da autentici appassionati di storia (“Hastings 1066” il loro precedente album), ci regalano con questo “Jeanne D'Arc” un impegnativo e magniloquente concept storico. Apprezzabilissima la scelta di affrontare tematiche di questa importanza, piuttosto che ricorrere ai logori cliché fantasy, ed altrettanto pregevole l’esito musicale del disco. Su tutto dominano gli arrangiamenti barocchi e le fughe progressivo-sinfoniche, ben supportate da una produzione e da un perizia tecnica che non sarebbe esagerato definire eccellenti, laddove solo l’approccio vocale del nuovo arrivato Giulio Di Gregorio, aggressivo e melodico al contempo, non si conforma all’elevatissimo livello qualitativo, sembrando però suscettibile di ulteriori miglioramenti. Il disco regge alla grande dall’inizio alla fine, sempre coerente e mai stancante, regalandoci un caleidoscopio di emozioni diverse e perfino qualche episodio che, per impeto e forza evocativa, potrebbe davvero entrare nella storia minima dell’epic metal (“…For Orleans”, “The Trial”). Accostati ai grandi nomi del metallo pomposo e di classe come Rhapsody e Kamelot, i nostri Thy Majestie reggono benissimo il confronto, rivelandosi decisamente più coinvolgenti e maturi dei primi e forse addirittura più solidi e completi dei secondi. Non è cosa da poco.
Dario Adile
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