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3 September 2010 Search an artist
3 September 2010
Home : Reviews : Tears - Falling Certainty
         
  Review  
 
  Artist Tears   
  Title Falling Certainty   
  Record Comp.  
  Year 2005   
  Lenght 21:46   
  Genre Dark Progressive Metal   
  Notes    
  Vote 7  
 
 
 

Accipicchia! Capita molto raramente di scorgere relazioni così profonde tra il monicker degli artisti, il titolo di un album e la relativa immagine di copertina. In moltissimi casi, eccezion fatta per i prodotti di stampo brutal e gothic, non v’è nulla che lega queste componenti tra loro (difatti non ho mai capito il senso di un album come “Lonesome Crow” dei primissimi Scorpions, primo esempio balzato in mente). Prendiamo questi Tears. Che volete che facciano le lacrime? Sono destinate ad una sicura ed inesorabile caduta! O no? Ma i lucciconi di questo combo, presumibilmente greco e capeggiato da un tal Matagos Yannis autore di tutti i suoni e parole, demarcano l’effetto che l’ascolto di “Falling Certainty” potrebbe provocare solo ai puri d’animo…ammesso che ne esistano ancora tra i maggiori dei dieci mesi d’età! Partendo da una registrazione a tratti molto approssimativa, soprattutto per quanto concerne la batteria, i Tears hanno saputo mettere molta carne sulla brace…una brace spesso scaldata a fuoco lento. Dei sei brani qui raggruppati, due non superano il minuto d’intrattenimento; la prima parte di “Self Destruction” altro non è che una litania dove l’agonia mischia i propri tentacoli con la fiducia, mentre “A Beginning After Each End” vuole quasi confermare la mia impressione, servendosi di un fresco arpeggio che sembra provenire dagli scantinati di un vecchio maniero! I quattro atti rimanenti, quelli che costituiscono l’ossatura del mini album, soffiano le vele di una calibrata miscela che sotto un fulgido vessillo unifica molte realtà attuali: gli Arcturus di “Aspera Hiems Symphonia” e “La Masquerade Infernale”; alcuni avvisaglie imparentate con gli Ulver di “Kveldsjanger”; e ancora diversi lineamenti inflazionati dall’heavy power alemanno. Peccato che la registrazione penalizza, talvolta di molto, le buone soluzioni di questi Tears! “Time Master” prende a braccetto la decadenza posta a bandiera del gruppo, la stessa che traspare dalle primissime battute di pianoforte di “Things Imaginary”, ma prosegue su questa linea fino ad un certo punto. Difatti, dopo le orchestrazioni campionate (una buona tastiera offre moltissime soluzioni, ricordiamocelo, peccato che nel metal viene spesso ignorata), irrompe una ritmica fiera, dai connotati epici e molto old fashioned, ben inasprita dal cantato urticante del leader. Il centro focale del lavoro è rappresentato però dai due movimenti votati all’”auto distruzione”. Ascoltare tutto d’un fiato un album del genere potrebbe anche far sorridere, non discuto. Ed è appunto per questo motivo che insisto nell’idea di saggiare ogni brano a piccole dosi, magari alternandolo con qualche motivo musicale distante ere tantriche! Solo così potrete apprezzare in pieno il vasto excursus onirico e strumentale fornitoci dai Tears. Fidatevi, e lasciatevi trasportare da cambi di tempo repentini, cori monastici, lunghe e sofferte preghiere di poetica tristezza, inserti tribali che vi proiettano nel ventre di un mondo oscuro ed irraggiungibile…Io, nel frattempo, li aspetto con il full lenght, dal quale mi aspetto una registrazione più apprezzabile. Per quanto concerne la nascita d’emozioni ancor più rifinite…non abbiate dubbio alcuno: il potenziale non manca a questi ragazzi!

Filippo Pagani

 
 
  Line-up  
   
VC
   
GT
   
BS
   
DR
   
KB
   
OT
 
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  Tracklist  
 1 - Things Imaginary
 2 - Self Destruction (part I)
 3 - Self Destruction (part II)
 4 - Self Destruction (part III)
 5 - Time Master
 6 - A Beginning After Each End
 
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