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Una bella sorpresa, questo “Dark Light’s Shades”. La band piacentina ci offre infatti un perfetto esempio di power metal melodico e ragionato, calibrato prevalentemente su tempi cadenzati e marziali e giocato più sulla classe che sull’impatto frontale, dove la maturità del songwriting e la complessità degli arrangiamenti sono i fiori all’occhiello di un album senza cedimenti o pause. Tutti i dieci brani si rivelano infatti episodi composti con particolare eleganza, all’interno dei quali il piano e le tastiere recitano un ruolo di assoluto rilievo, collocandosi in uno spazio che accoglie con grande naturalezza anche splendide orchestrazioni (violino, viola e violoncello), il suono del flauto e persino sporadici spunti elettronici (l’inizio di “The Spell You’re Under”). Perfettamente logico, dunque, che i Dark Horizon siano assimilabili al lato più progressivo e sinfonico della musica heavy, riuscendo a rivaleggiare, per sapienza e garbo espressivo, con quei dischi che vedono André Matos dietro al microfono (vecchi Angra, attuali Shaman): non solo il loro modo di arrangiare le composizioni appare analogo, ma anche le caratteristiche vocali ed interpretative del singer Roberto Quassolo si rivelano sostanzialmente affini a quelle del mellifluo cantante brasiliano. Ad impreziosire ulteriormente il disco troviamo anche la trilogia dedicata al condottiero cartaginese Annibale del quale, pur in uno spazio per forza di cose ristretto, i nostri si sforzano di raccontare le epiche e drammatiche vicende. Ed è proprio lungo questi tre episodi che i Dark Horizon rivelano la loro faccia più corale e magniloquente, accattivandoci al suono dei corni da battaglia (“The Weeping”) che fanno da sfondo alla distruzione di Cartagine ad opera delle legioni romane. Un disco caldamente consigliato, dato che difficilmente qualsiasi amante del metallo classico potrà restare deluso dall’ascolto di “Dark Light’s Shades”.
Dario Adile
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