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Sotto il segno di una circolarità di temi e di sguardi che caratterizza il suono post-hardcore (dai Neurosis, ai
Converge, fino agli più sperduti avamposti sludge), "Cult Of Luna", ristampa Earache dell'opera prima eponima del combo
svedese, uscita originariamente su Rage Of Achilles, si sviluppa come l'immagine emblematica di un'eclisse, di un cerchio
nero, dietro cui lo sguardo dei musicisti si dilegua e s'inombra, lasciando all'ascoltatore una disagevole libertà
d'interpretazione. Musica dell'apocalisse, di cupa risonanza catastrofica, di innalzamento e di precipizio, "Cult Of
Luna" si alimenta di antinomie e di contrasti e, nel suo porsi in equilibrio precario tra distruzione totale e tensione
emotiva, denuncia la sua fragilità interna e la sua bellezza attraverso un suono immenso e catartico, sebbene
definitivamente spaventoso. Ancora non sono raggiunti i picchi d'interpretazione e di contenuto del successivo
"The Beyond", quella perfetta sintesi (di settanta minuti?) tra la disintegrazione cosmica e la quiete dello spazio
profondo, purificata attraverso le infinite notti nordiche. L'estenuante (quattordici minuti) circolare spaziale di
"Sleep", l'inquietudine iraconda che si inalbera su scoscesi sentieri trasversali di "Dark Side Of The Sun", il drone
sintetico che apre scenari epici e sconfinati di "Beyond Fate", la raffigurazione death di una spietata e desolata "The
Sacrifice", compongono un puzzle di infinita mestizia e crudeltà. Gelide visioni, certamente estreme, innegabilmente
tronfie di negatività, nere e asettiche come la copertina geometrica, per una band che non nasconde la provenienza
scandinava nelle sue scelte, certamente meno in quelle sonore (la band è originaria di Umea, la stessa cittadina di
Refused, Meshuggah, ma anche di The Hives e International Noise Conspiracy). Un modo di comporre che annulla l'illusione
di farsi portavoce di una speranza, nel quale il punto di vista umano resta ancora una volta inespresso. Oscurato dall'
eclissi lunare come dal pessimismo.
Flavio Ignelzi
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