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Una compilation all'insegna del grindcore è quanto ci offre la Relapse con "Japanese Assault", ennesima uscita per la
Underground Series dell'etichetta statunitense che aveva fino ad ora visitato territori sia europei (Olanda, Repubblica
Ceca, Svezia) che sudamericani (Brasile). E' il momento di attraversare l'Oceano Pacifico e di vedere cosa bolle
all'ombra del monte Fujiama per mano dei discendenti dei protosiculi (almeno secondo i professori universitari di
Nagasaki): si tratta di quattro gruppi belli grezzi e violenti che si dedicano, con una buona approsimazione (e secondo
quanto preannunciato) a delle variazioni più o meno riuscite del classico grindcore sound. I Senseless Apocalypse hanno
un nome...come dire...intimidatorio, così come intimidatoria è la loro musica: un grindcore violento e veloce, che procede
a velocissimi singulti schizoidi, una sorta di incrocio tra i Disrupt più accesi ed i primissimi Napalm Death, cui
aggiungerei una vena quasi demenziale tipicamente moderna. A ben guardare non si tratta di un piatto veramente
destabilizzante per i nostri cervelli, anche se le orecchie sanguinano che è un piacere. Possono fare di più, ma per
adesso 14 brani sono più che sufficienti e passiamo ai Muga. Si tratta di un gruppo meno frenetico ma non meno violento,
più austero e collerico: è un crust/punk crudo e squadrato, che tanto mi ha ricordato i primi Extreme Noise Terror,
anche se sicuramente abbracciano uno spettro musicale più ampio (maggiori armonie, maggiori accelerazioni). Il giudizio sul
valore è invece pressochè identico: un buon gruppo, piacevole da ascoltare, ma che in qualche a modo non riesce a mettere
bene a fuoco qualcosa. L'inizio di "The World Complete Black", praticamente identico all'attacco di "Reek Of Putrefaction"
dei Carcass (ma in quanti l'avranno copiato?) ci mette di fronte al gruppo più diretto e sguaiato del lotto: i Realized!
Roba che abbiamo già sentito fare mille volte, di originalità praticamente zero in questo gruppo clone dei primi Carcass
et similia (tipo General Surgery), ma sicuramente gran divertimento. E' come entrare in un luna park, ti diverti un casino
ma alla fine del giro non ti resta niente in testa. Alla fine troviamo invece una gradita sorpresa: gli Swarrrm sono
sicuramente l'unico gruppo dei quattro a dire qualcosa di veramente personale ed in modo efficace. Sarebbe una specie di
gruppo death/grind molto schizzato e sperimentale, tecnico e convulso, che flirta pesantemente ed evidentemente con certo
post-metal-core violento e dissonante (Mastodon, Burnt By The Sun, Dillinger Escape Plan) e certo new-death schizzato
(Papercuts Homicide, Cephalic Carnage). C'è un pò di tutto, come sovente accade in questi gruppi: si sente che ancora
possono (e devono) crescere, ma questi ragazzi giapponesi sono già belli maturi e pronti per essere colti. Li aspettiamo
a braccia aperte nella speranza che ci aprano loro...
Fulvio Adile
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