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"Emo Is Awesome, Emo Is Evil" è una compilazione della Deep Elm, etichetta di Charlotte (North Carolina), luogo
prolifico, stando a questo documento, per le sorti del rock moderno. L'intera operazione raduna diciannove tracce per uno
spettro sonoro estremamente ampio benché sempre legato a doppio filo con l'arcipelago emo. Ciò che si è ottenuto è una
indispensabile testimonianza riguardo la frenetica attività di una scena in continua, sconcertante, crescita. Il giudizio
finale non può che essere positivo, perfino entusiastico (perdonate il trasporto fanciullesco), nel senso che ogni scena
musicale dovrebbe possedere a ragione una sua raccolta equivalente a questa. Tutte nuove leve, che soppiantano
letteralmente i luminari del genere (per inciso le ultime prove di alcuni veterani, senza fare nomi, sono oltremodo
deludenti). Non una canzone da scartare: diciannove piccole gemme (diverse tra loro per colore e riflesso) da conservare
gelosamente come un pregiato testo sacro. Last Days Of April, Hundred Hands, The White Octave (acustici, ma infinitamente
più intensi di Dashboard Confessional). Ancora: Cross My Heart, Pop Unknown, This Beautiful Hands (come suonerebbero gli
U2 se decidessero di darsi all'emo). Segnalazione obbligatoria per Planes Mistaken For Stars, che sgretolano materia
noise-rock seguendo le direttive di gruppi come Jawbox e Rival Schools. Poi Lewis, l'ennesima gradita sorpresa, il
classico gruppo fragile-fragile che non ti aspetti. Di Brandtson e Benton Falls si è già parlato più che bene in altra
sede: tutto confermato. Seven Storey e Red Animal War operano in una zona di confine (emo-garage?), finendo per slegarsi
dai rigidi canoni del genere. Fedeli alla linea dell'hardcore melodico sono invece Slowride e Starmarket, per le loro
esecuzioni robuste giocate sul filo pericoloso (perché convenzionale) di up-tempo comunque ficcanti. Comodamente
alloggiati nella prima parte della raccolta alcuni dei nomi più in vista del giro: i Desert City Soundtrack con il loro
strambo emo-folk-core, utilizzando una punta di feedback tra folate di pianoforte; gli Appleseed Cast (gli unici presenti
con due brani), che fondono atmosfere elegiache a progressioni beatlesiane. Tendenze che s'incrociano, attitudini che
cambiano, commozioni che avvolgono. Ormai emocore = Deep Elm.
Flavio Ignelzi
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