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Ricordo con piacere il vortice emanato dall'omonimo debutto della band svedese. Quelle scorie hardcore mescolate ad un
tribalismo dalle fortissime tinte dark/doom, incanalato in composizioni serrate ma allo stesso tempo capaci di dilatarsi
verso territori più assennati ed oscuri. La matrice sabbathiana persa nell'allucinatoria spirale dell'universo Neurosis,
verso ferocissimi territori di nauseante esistenza umana. Il ricordo...Iniziava il 2002 e forse, complice la contemporanea
presenza dell'epitaffio Breach-iano (R.I.P.), "Cult Of Luna" aveva vissuto un po' di luce riflessa. Poco importa. Se i
flashback sono questi, il presente ci porta "The Beyond": nuovo capitolo, nuove espressioni tra afflizioni e rarefazioni
più interiori. Rimane la forte carica noise delle chitarre, mischiata al profumo gotico, psichedelico e "progressivo" del
debutto, ma tutto è più accentuato, brutale, spinto all'estremo della concezione umana. Sussistono anche quelle aperture
melodiche che hanno fatto bene al "nuovo" corso targato Isis, ma sono solo la retrovia di concentrato da smontare, o, in
alternativa, subire incondizionatamente. Sono le orecchie a sentire, assorbire, assaggiare l'anima della band, che con
maniacale cura entra fra le crepe dell'inconscio per possederci con estrema padronanza. Sono le difficoltà di un file
aperto un anno fa e ora voglioso di proseguire la sua strada, scardinando altre barriere e ulteriori sensi sopiti. Se in
tutto questo riusciamo a sentire una voglia riflessiva, quasi intima e fragile, mascherata solo dalla devastante foga di
un'insicurezza troppo enorme per essere abbattuta, ci accorgiamo della magnificenza di un progetto la cui incisione su
nastro è solo la conseguenza (partenza?) di un discorso ben maggiore. C'è tanto odore di morte, oscuro presagio di
sventure e dolce rassegnazione verso l'ignoto. C'è tanto istinto primordiale. L'aldilà vissuto come soffertissimo
travaglio, basato su strutture serrate, senza respiro alcuno, in lotta per trattenere lo spirito che, a stento, se ne
andrà. Basterebbe l'accoglienza di "Receiver", dove muri sonori persi in una voce catacombale, lasciano spazio a
rallentamenti ritmici e ossessivi giri che devastano interiormente. O ancora "Circle", dal tappeto tranquillo, sognante,
rilassato...chiudi gli occhi e voli. Avverti la tensione che sale, cerchi la serratura che sbarri la porta. Aumenta il
ritmo, con dolcezza effimera... Sale l'ansia, furiosa padrona di un sospiro ribelle. Inizia la paura. Immane, scoppia.
Lancinanti urla, un doom claustrofobico e anche l'ultima briciola di speranza è andata in fumo. Sfinisce "The Watchtower",
laddove tesissimi violini giocano a nascondino con le tenebre, tra diversivi di luci/ombre e dissonanti deflagrazioni
improvvise. Chiude la stanca ed arrendevole "Further", l'ultimo lamento soffocato lentamente, con il pugnale sempre più
vicino al cuore e le membra esauste. Uno squarcio nel cielo, un passo nell'aldilà. Porca puttana, ancora un grido! Poi
niente...75 minuti, per pochi, pochissimi...Soprattutto pronti mentalmente al tragitto da compiere. Un'esperienza da
vivere,
far propria senza tentennamenti. Varcate la porta della luna senza voltarvi indietro...
David Scalet
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