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Quando si riunisce l'intero roster di una etichetta discografica (nel caso specifico, la spagnola Arise Records) ci si
dovrebbe aspettare qualcosa di speciale. Se poi si decide di tributare un omaggio agli Helloween, uno dei gruppi
imprescindibili dell'heavy metal europeo, necessariamente si dovrebbe pensare a qualcosa di fuori dall'ordinario. E
invece. Invece ecco una compilazione banale banale, priva di smalto, che si colloca nell'alveo dei tanti dischi-tributo
nei quali si incontrano band di seconda categoria (ma, ben inteso, questo non vuol significare assolutamente nulla ai
fini della riuscita di un'operazione di questo tipo), tanto per sfruttare il nome famoso della band omaggiata e con lo
scopo (probabilmente) di spillare qualche altro soldo all'appassionato. La raccolta, di per sé, ha dei buoni spunti,
primo fra tutti quello di pescare a man bassa nella produzione più stagionata delle zucche di Amburgo: il brano più
giovane, infatti, è "Sole Survivor", splendida opener-track di "Master Of The Rings" risalente al 1994. Per contro,
invece, le canzoni sono sempre troppo simili agli originali per indurci a soffermarci per più di una volta sul loro
ascolto. Una delle potenzialità di questo genere di operazioni (e, più in generale, della splendida 'arte' del
coverizzare), infatti, è quella di riuscire a filtrare un brano del repertorio altrui attraverso una sensibilità
d'artista diversa. Questo purtroppo non accade in nessuna occasione all'interno di questo tributo. Così si ha la
fastidiosa e persistente impressione che le tredici tracce siano state commissionate per contratto e che ci sia ben poco
di spontaneo. In nessun episodio riesce a spiccare la personalità della band interessata, tutte impegnate in rifacimenti
scolasticamente fedeli e sgradevolmente anonimi. Forse ciò è dovuto al fatto che si tratta comunque di tredici gruppi
'figliocci' della band tedesca, che poco possono (o riescono ad) aggiungere a quanto già detto dalla band 'genitrice'.
Una produzione altalenante completa il quadro nel peggiore dei modi possibili. Peccato, dunque: un'altra occasione
perduta che ci farà ancora guardare con sospetto a simili iniziative in futuro.
Flavio Ignelzi
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