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Dopo la Polonia, la repubblica Ceca e il Brasile, la fortunata nazione prescelta dalla Relapse per questa nuova uscita
dell'Underground Series è stata la...Svezia. In realtà questa scelta può apparire abbastanza bizzarra, visto che i gruppi
svedesi (validi e meno validi) non hanno molte difficoltà a farsi conoscere, ma probabilmente negli Stati Uniti la
Scandinavia deve suonare come un posto esotico. Come prevedibile alla Relapse hanno deciso di non dedicare spazio a
gruppi marcatamente metal, riservando "Swedish Assault" esclusivamente a gruppi punk-crust-grind, un paio dei quali
non risulteranno certo nuovi a chi segue questi generi. Girovaghiamo un po' a caso per questo sampler e cominciamo
dall'ultimo gruppo, probabilmente i più famosi del lotto: i Disfear, che da poco sfoggiano dietro i microfoni
nientepopodimeno Sua Atrocità Tomas Lindberg (ex- At the Gates). Che dire? Sono sempre stato un fan del loro crust
sporco e metalluso e riascolto spesso e volentieri i primi due dischi di questo gruppo svedese. Anche se non sarebbe
stato male infilare qualche brano in più, con due pezzi nuovi abbastanza punkeggianti e una cover degli Zeke, si va
sul sicuro per uno fra i migliori gruppi crust in giro. Altro gruppo interessante ma non proprio sconosciuto sono i
Genocide SuperStar (meglio noti come Genocide SS), presenti con una manciata di brani strappabudella. Per chi non li
conoscesse fanno un ruvidissimo punk rock che sembra un mix ottuso di MDC, Motorhead, Dwarves ed Entombed, con lo
spirito di GG Allin a dare consigli dall'aldilà e un suono tagliente quasi da gruppo death metal. Del resto alla voce
c'è Mieszko Talarczyk dei Soundlab Studios (oltre che dei Nasum), anche se non so se abbia registrato lui questi brani,
visto che la Relapse è stata particolarmente avara di note ed informazioni. I quattro brani dei Genocide SS sono
comunque devastanti, messi come musica di sottofondo in un autoscontro avrebbero effetti catastrofici. Attendiamo con
l'acquolina in bocca il loro nuovo album, il terzo se non mi sbaglio... Mai sentiti prima i Sayyadina, che sfornano 7
brani di ultracore grind/noise di quello che piace tanto ai signori della Relapse, ma che scorrono via senza lasciare
troppi segni. Un po' meglio gli Assel, gruppone powerviolence che ci propone qualche pezzo proprio e un paio di cover,
fra cui un pezzo dei Propagandhi letteralmente maciullato. Qualche contaminazione crust e dei momenti più sofferti e
pesanti non riescono a dare la marcia in più al grindcore dei Gadget, che si assesta nel limbo dei gruppi "discreti ma
niente di più". Molte luci e qualche ombra per i Birdflesh, gruppone grind di cui avevo sentito parlare bene ma che non
avevo ancora ascoltato. Hanno uno stile vario ed eterogeneo e alle volte sembra che non abbiano neanche loro ben chiaro
cosa fare, ma quando si scatenano e lasciano fluire la rabbia sono veramente una forza della natura. Da ascoltare
tenendosi ben ancorati a qualcosa di pesante, per evitare di essere spazzati via. In futuro potrebbero riservare
sorprese, senza dubbio. Una volta si diceva che il grindcore fosse una sorta di cenerentola della musica estrema
in Svezia, ormai da qualche anno invece è proprio da lì che vengono alcune fra le novità più entusiasmanti del genere
e questa compilation conferma l'ottimo stato del vivaio scandinavo.
Giuseppe La Bella
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