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Si potrebbe disquisire per ore riguardo l'effettiva utilità di un disco del genere, versione risuonata ed ammodernata del
già edito "Wish I Could Dream It Again"; ma onestamente non si può perdere
tempo in simili questioni visto e considerato che "Dreams D'Azur" è un disco bellissimo, di quelli che ti fanno sognare
e che non molleresti per nessun motivo, come fosse un oggetto prezioso. Certo, non è un nuovo disco dei Novembre e la
differenza si fa tangibile quando realizzi che talvolta i pezzi mancano ancora di quella lettura abissale che muove un
disco come "Novembrine Waltz". Ma, a conti fatti, si può tranquillamente soprassedere anche su questo, perchè è proprio in
virtù della maturità raggiunta in sede esecutiva/compositiva che i Novembre decidono di regalarci un disco come "Dreams
D'Azur", una sorta di mastodontico deja-vu che ci riporta al 1995, più precisamente i tempi di "Wish I Could Dream It
Again". Le differenze fra "vecchio" e "nuovo" sembrano del tutto irrilevanti, e invece, dopo una più nitida comprensione
è facile rendersi conto che non è così. Hanno accumulato esperienza, i Novembre, e si sente, soprattutto quando la
perizia nell'assemblare le trame che muovevano "Wish I Could Dream It Again" assume una luce del tutto inedita
("Nottetempo"), oppure quando si realizza che un pezzo come l'incredibile "Swim Seagull In The Sky" potrebbe
tranquillamente uscire da "Novembrine Waltz". Malinconia e impeto, magniloquenza e introspettività, amarezza e serenità:
accostamenti tanto improbabili quanto sublimi che "Dreams D'Azur" sa costruire per elargire emozioni indecifrabili, come
se ci trovassimo di fronte ad uno dei rari casi in cui il remake surclassa la versione originale, portando in superficie
un "quid" che nel 1995 era rimasto solamente latente. Ma non solo. Perchè le caratteristiche peculiari di "Dreams D'Azur"
assumono una connotazione ancor più interessante se contestualizzate all'interno del
cammino passato dei Novembre. In particolare, è l'ascolto ambivalente a regalarci la totalità del disco, il "vecchio" e
il "nuovo" a confronto, "passato" e "presente" che si fondono per diventare una cosa sola, sfuggente e indecifrabile,
come le magiche sonorità di cui si ciba.
Mirko Quaglio
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