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3 September 2010 Search an artist
3 September 2010
Home : Interviews : La Menade / Tatiana
         
  Interview  
 
  Group La Menade   
  Member Tatiana   
       
       
       
       
       
     
 
 
 




Innanzitutto benvenute tra le nostre pagine! Iniziamo dal principio: cosa rappresenta per voi La Menade e perchè avete scelto questo particolare appellativo?

La Menade è il contenitore di tutte le nostre più intime emozioni e desideri, il mezzo attraverso cui queste trovano voce e possono essere comunicate all’esterno e, magari, condivise anche dagli altri. Il nome che abbiamo scelto per il gruppo riflette pienamente ciò che siamo ed esprime, allo stesso tempo, il senso della nostra musica e delle nostre idee. Innanzitutto va detto che le Menadi sono figure a metà strada tra la mitologia e la realtà: nell’antica Grecia, così erano chiamate le sacerdotesse del dio Dioniso (Bacco, a Roma), note per i riti particolarmente forsennati e trasgressivi attraverso i quali invocavano la divinità raggiungendo momenti d’estasi in cui poteva accadere di tutto. Riti che vennero anche osteggiati dall’autorità che ben presto, a Roma, li proibì ritenendoli sovversivi e pericolosi. La scelta è caduta su questa figura femminile perché, più di ogni altra, incarna la sintesi di forza, aggressività e femminilità e, contemporaneamente, rappresenta anche una fragile preda del proprio istinto e della propria passione. Racchiude in sè una contrapposizione marcata di ribellione e di devozione che sottolinea bene il dualismo insito nelle nostre personalità e nel nostro modo di concepire la musica. Nel nome c’è tutto: ci sono le nostre radici classiche, c’è la nostra femminilità, la nostra passione, l’estasi che deriva dalla musica, quel pizzico di follia che appartiene a ognuna di noi e soprattutto la volontà di mettersi sempre dalla parte dei diversi, dei perdenti, dei deboli e degli emarginati.

Hard rock moderno eppure saldamente legato alla tradizione, molto melodico e dotato di un potenziale commerciale non indifferente: questa, in poche parole, l'idea che mi sono fatto della vostra proposta. Credete di poterla condividere o, nel descrivere ciò che suonate, voi usereste parole diverse?

Non sono particolarmente brava con le definizioni, né a maggior ragione mi riesce facile catalogare ciò che faccio o la musica che suono. Inoltre, nella nostra sia pur breve esperienza ci siamo rese conto di aver composto brani molto diversi tra loro, riagganciabili a sonorità differenti e variegate. Sicuramente c’è una buona base hard rock riletta in chiave più “moderna”, se così vogliamo chiamarla, su cui s’innesta un piglio più tipicamente melodico che rende senz’altro i brani più comunicativi, più fruibili. Ma, a dir la verità, questo è più un risultato che un qualcosa di voluto o strenuamente ricercato. Di solito non amiamo porci dei vincoli, né delle linee guida da seguire: suoniamo quel che, in quel momento, ci sembra adatto ad esprimere emozioni o sentimenti. Credo che andare per forza alla ricerca di un genere in cui inserirsi sia deleterio per un musicista e che questo sia un atteggiamento che rischia di coartare la libertà d’espressione. Detto questo, credo anche che nella nostra musica ci sia quello che tu hai indicato, ma anche qualcosa in più.

Già che siamo in tema, parliamo di influenze: quali artisti o band vi hanno ispirato e rappresentano i vostri ascolti più graditi?

E’ un discorso lungo, questo, ed estremamente complesso. Basta considerare che La Menade è formata da quattro individui ben distinti, con gusti musicali e preferenze assai diverse e a volte anche molto distanti! Ci sono alcune cose che ci accomunano, tra le quali l’amore per il rock degli anni ’70 (all’interno del quale ci sono poi le fazioni pro-Led Zeppelin piuttosto che Deep Purple...progressive o Jethro Tull) e, tornando ad oggi, per i Metallica. Per il resto, ascoltiamo un po’ di tutto, dal jazz e fusion per Cristina (smodatamente invasata per Pastorius, ma anche fan sfegatata degli Aerosmith!), alla musica classica (Bach, Chopin e Listz su tutti) per Tanya che è anche però una cultrice della musica elettronica, dalla mia fissa secolare per i Guns n’ Roses, Velvet Revolver (ed ovunque ci sia una chitarra suonata da Slash!), alla venerazione per Hendrix, o alla scoperta di gruppi più cerebrali come Radiohead o Mars Volta, o impetuosi come System of a Down, alla passione di Lucia per il grande rock (e per il Sig. Bonham) e per i cantautori italiani della contestazione, tra tutti De Andrè. In fatto di ispirazione, poi, posso dirti che, almeno per quanto mi riguarda, difficilmente la trovo nella musica altrui: per me conta molto più un’emozione, un particolare, un evento. La musica che ascolto può emozionarmi o stimolarmi o farmi arrabbiare, ma sono tutti stati d’animo che passano per un’ulteriore elaborazione tutta personale. E’ difficile che ascolti un artista e poi dica: questo m’influenza, voglio suonare così. Sono molto istintiva di mio e nella fase compositiva lo sono ancora di più. Se di influenze si può parlare, sono tutte molto inconsce e automatiche, credo. E’ più un fatto di sound a cui siamo tutte particolarmente legate, ma che non intacca la modalità espressiva vera e propria.

Il livello medio delle canzoni, pur tenendo conto che si tratta solo di 6 brani, è comunque molto elevato: ci raccontate in che modo e seguendo quale procedura componete i vostri brani?

Come ti ho accennato, non esistono delle regole precise quando ci mettiamo a comporre. Di solito, ma può non essere così, è un qualcosa che ciascuna elabora isolatamente dalle altre, frutto magari di un’ispirazione del momento o di una ricerca più solitaria. Quando l’idea è uscita fuori, viene portata nel gruppo e, insieme, s’inizia a suonare per vedere che ne sarà. A questo punto può succedere davvero di tutto, perché ciascuna filtra lo spunto iniziale in modo diverso e personale e questo consente di arrivare, a volte, a risultati molto lontani dall’origine e inaspettati. Nella nostra sala prove abbiamo, poi, un multitraccia, sul quale fissiamo la struttura del pezzo che abbiamo in mente di modo che, con calma, ci si possa lavorare sopra. Può anche capitare, però, che un brano nasca da un’improvvisazione, una jam di riscaldamento particolarmente ispirata...Ripeto, il fatto di non porsi delle regole e soprattutto l’assenza di ruoli predefiniti cui affidare la stesura di musica e testi, aiuta tutte nel gruppo a collaborare alla fase creativa vera e propria, e ciascuna lo fa a suo modo.

A livello testuale mi sembra adottiate un approccio abbastanza ricercato, quasi cantautorale per certi versi: quali temi e quali argomenti preferite affrontare?

Riteniamo che sia fondamentale creare un connubio tra la parte musicale e quella lirica vera e propria: è la musica che ti aiuta a dire ciò che pensi o a raccontare qualcosa. Il fatto, poi, di cantare in italiano rende questa esigenza ancora più determinante perché, in un certo senso, ti costringe a "pesare" le parole, a dare uno spessore alle emozioni e a cercare il migliore compromesso tra la musicalità e il contenuto. Non ci sono dei veri e propri argomenti preferiti. Di solito, però, alla base delle nostre canzoni c’è la comune esigenza di esprimere inquietudini e timori, frustrazioni e sogni, delusioni e aspettative che magari non sono soltanto le nostre. In fondo, se ci pensi, la società di oggi fa venir voglia di urlare e di perdere le staffe, il più delle volte.

Parliamo un pò del vostro sodalizio con il regista Luca Lucini: dapprima avete contribuito alla soundtrack del suo film “Tre Metri Sopra Il Cielo” con il brano strumentale “Wheeling”, in seguito vi siete affidati alle sue cure per il video di “Strane Idee”. Ci raccontate com'è nata questa collaborazione e se pensate che proseguirà anche in futuro?

L’incontro con Luca è stato casuale e molto fortunato (per noi!), direi. Diciamo che aveva appena finito di girare "Tre metri sopra il cielo" e che anche la colonna sonora era quasi pronta. Restava "scoperta" solo una scena del film: era una gara di motociclette che aveva bisogno di un commento diverso dal resto della musica scelta per il film, qualcosa di più duro e aspro. Luca ci ha sentito per caso su Radio Rock e ha pensato che fossimo il gruppo giusto per lui, così ci ha contattato ed è nata questa collaborazione che è proseguita con la regia del video di "Strane Idee". A parte il fatto che è stata un’esperienza esaltante e stimolante quella di scrivere musica (sia pur breve, sigh!) per film, vorrei aggiungere che abbiamo scoperto, proprio grazie a quell’occasione, di nutrire una vera passione per questo genere d’espressione artistica e non ci dispiacerebbe per niente replicare (Luca sei avvertito!!!)...magari un film horror...

Il vostro gruppo, tutto al femminile, si pone come un'eccezione in un mondo rock prevalentemente maschile (e maschilista), eppure nel corso degli anni molte cose sono cambiate ed oggi, credo, sono oramai parecchie le donne che riescono a farsi valere anche in questa scena. Qual'è la vostra opinione al riguardo?

Per fortuna le cose cambiano, le situazioni evolvono e anche la mente delle persone, a volte, si apre. Il fatto che, per anni, le donne siano state relegate a ruoli marginali (nella musica, come in moltissimi altri ambienti, lavorativi e non) trova la sua spiegazione in una ragione puramente culturale. Ne è conseguita una assoluta carenza di opportunità che ha di fatto tarpato le ali alla creatività femminile, intenta a ricoprire i ruoli che le venivano assegnati e riconosciuti. Oggi è diverso, perché qualche lotta del passato, evidentemente, è servita. Si tende solitamente a credere che lo scarso numero di donne “musiciste” (ma parliamo soprattutto di rock) sia conseguenza di particolari incapacità o inettitudini, mentre l’uomo (si sa) è maggiormente portato ad imbracciare una chitarra o a distruggere una batteria...la forza fisica... Non è così, non solo oggi, non lo è mai stato! L’unica differenza è che oggi una donna che ha una passione, un desiderio o un obiettivo particolare, può inseguirlo e lottare per raggiungerlo. Ci vorranno secoli per rimetterci a paro, ma soltanto perché la nostra evoluzione è iniziata (e non per nostra volontà!) in ritardo! Il mondo del rock (e non solo) è maschilista...ce ne siamo accorte. Questo si traduce inevitabilmente in tutta una serie di pregiudizi, difficili da abbattere, e nella necessità, per noi, di dover dimostrare ogni volta il nostro valore, come se fossimo costantemente sotto esame. Questa non è altro che una forma di discriminazione, che porta pesanti conseguenze, perché sarà opinione comune che, a parità di bravura, io, donna, ce l’avrò fatta per altri meriti (!).

Rivolgiamo adesso uno sguardo al futuro: dopo l'EP d'esordio, pensate di realizzare un'uscita più consistente a breve scadenza? Insomma, dateci qualche anticipazione sulle vostre prossime mosse!

Sicuramente, l’obiettivo dell’Ep era quello di “tastare” il terreno intorno alla band...Il nostro obiettivo principale è invece l’uscita di un full lenght a tutti gli effetti in cui raccogliere la parte più consistente del nostro repertorio. Per i tempi, non so risponderti...sai, non dipende soltanto da noi! Per il resto, posso dirti che ora ci impegneremo nella promozione di “Conflitti e Sogni”. Stiamo valutando l’opportunità di far seguire un altro video estratto dall’Ep, ma non so ancora come andrà a finire. Nell’immediato futuro, comunque, ci sono i live.

Ed a tale proposito, quanto è importante per voi l'aspetto live? Riuscite a trovare gli spazi per esibirvi con continuità?

Suonare dal vivo suscita emozioni indefinibili ed esaltanti. Per noi il live rappresenta un momento centrale del nostro modo di concepire e vivere la musica perché è il momento in cui incontri la gente e la gente incontra la tua musica. Può crearsi un feeling particolare dal vivo che in nessun’altra situazione si crea e già, soltanto per questo, varrebbe la pena di suonare in eterno! Fosse per noi suoneremmo trenta giorni su trenta, perché è ciò che più ci piace fare, ma esistono delle difficoltà oggettive per cui, se non sei ben supportato, diventa un po’ complesso organizzare qualcosa che abbia un certo criterio. Speriamo comunque di avere al più presto buone notizie e di riuscire a mettere in piedi un tour vero e proprio.

Grazie mille della disponibilità, questo è tutto per il momento. Però non vi lasciamo andare via senza prima aver rivolto un saluto a tutti i nostri lettori!

Ti regalo una chicca, allora: che ne dite del saluto che le Menadi usavano per osannare Dioniso: “Evoè”? Se, invece, lo preferite, baci menadei a tutti!...E, mi raccomando, per ogni info: www.lamenade.com! Grazie a te!

Dario Adile

 
 
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