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10 September 2010 Search an artist
10 September 2010
Home : Concerts : Metallica - Slipknot
         
  Concert  
 
  Group Metallica - Slipknot   
  Location/Date Padova - 29/06/2004   
  Supporters Lost Prophets   
  Group 8,5  
  Supporters NC  
  Acoustic 9  
  Public 7  
     
 
 
 




Dopo un viaggio di 3 ore circa mi ritrovo finalmente in quel di Padova dove ad aspettarmi trovo un servizio di autobus di collegamento allo stadio Euganeo a dir poco pessimo, dato che ho dovuto attendere poco meno di un’ora per poter finalmente vederne uno arrivare. Una volta davanti allo stadio noto che pur essendo già stati aperti i cancelli fuori la folla è ancora notevolmente numerosa. Dopo un’attesa di circa mezz’ora finalmente riesco ad entrare nel parterre dello stadio in parte ricoperto da un rivestimento protettivo per il prato e diviso in tre cosiddette “vasche transennate” (una delle quali è però rimasta totalmente vuota), mi ritrovo inoltre di fronte ad un palco di ben 400 metri quadrati contornato da un impianto di ben 250mila watt di potenza e da 4 maxi schermi. L’organizzazione, a differenza del palco, non è delle migliori, basti pensare che all’interno dello stadio non erano presenti scorte d’acqua per il pubblico che si è ritrovato costretto a consumare bibite all’esorbitante prezzo di ben 5 €!! Lost Prophets: Ecco che, come promesso, alle ore 18:30 salgono sul palco i Lost Prophets, band che a mio parere ha avuto un comportamento non proprio corretto nei confronti del pubblico delle prime file, dato che il bassista della band si è divertito a sputare addosso a coloro i quali nelle prime file semplicemente non si muovevano o non cantavano le loro canzoni…che pensasse lui a suonare, dato che per ben tre quarti di una canzone le sue mani non hanno toccato le corde! Comunque sia il resto della band si comporta egregiamente seppure il pubblico risulta essere parecchio spento nei loro confronti. Nemmeno il frontman, che si diletta ne far roteare attorno a sé il microfono nei momenti strumentali dei pezzi da loro proposti (estratti sia da “The fake sound of progress” sia dall’ultimo “Start something”) riesce ad attrarre l’attenzione del pubblico, che non vede effettivamente l’ora della fine del loro show che durerà pressappoco una quarantina di minuti. Nulla di speciale, fuori luogo. Slipknot: Ora tocca ai nove statunitensi mascherati calcare l’enorme palco dell’Euganeo. Non appena parte l’intro dell’album di debutto (omonimo) il pubblico seduto inizia ad alzarsi per portarsi il più avanti possibile per assistere allo show. Ecco che uno alla volta fanno la loro apparizione sul palco, a chiudere la fila è il frontman Corey Taylor, si parte. La band inizia a pestare come al solito e i volumi sembrano essere dalla loro regalandoci uno show tanto violento e coinvolgente quanto piacevole. Corey e soci propongono al pubblico una setlist carica di titoli provenienti dal primo album “Slipknot” (come ad esempio: “Sic”, “Eyeless”, “Spit it out” e “Wait and bleed” in chiusura); dal successivo “Iowa” (come ad esempio: “Disasterpiece”, “People=shit” e la magnifica “The erethic anthem”) ed infine dal neo uscito “Vol.3:The subliminal verses” (come ad esempio: “The blister exsists”, “Before I forget”, “Three nil” e il singolo “dualità”). La band riesce nel compito in cui i precedenti Lost Prophets hanno fallito, ossia la carica e il coinvolgimento del pubblico che raggiunge l’apice quando Corey Taylor a metà della potentissima “Spit it out” fa sedere a terra tutto il pubblico per poi farlo saltare in piedi di colpo al momento del pre-ritornello, scatenando un vero e proprio tripudio. A fine performance ho notato come la band è riuscita a far cambiare l’opinione nei loro riguardi ad un buon numero di presenti che alla loro entrata avevano alzato un dito medio, come segno di accoglienza, dito medio che si è però presto tramutato in un applauso. I nove se ne vanno dopo una buonissima performance che convincerà molti a tornare a vederli nella loro prossima apparizione italiana. Metallica: Scende la sera e viene calata la scenografia che ospiterà i 4 Horsemen di San Francisco. Si spengono le luci e vengono accesi i 4 maxi schermi che proiettano delle immagni tratte dal film “Il buono, il brutto e il cattivo” ed ecco che poco dopo, come da prassi, parte la canzone di introduzione di Ennio Morricone “The ecstasy of gold” ed eccoli salire sul palco. Il quartetto americano è pronto a farci divertire, infatti, non appena finita l’introduzione i nostri partono subito con “Blackened”, canzone potente di apertura all’album “…And justice for all”; il pubblico è già parecchio caldo e canta a squarciagola assieme ad un perfetto James Hetfield che non appena finita la canzone chiede al pubblico: “Give me an M…; Give me an E…” e così via fino alla seconda “L” dove si interrompe per partire con una frase nota a noi come “Gimme fuel! Gimme fire! Gimme that which I desire!!”. Il pubblico apprezza e continua a cantare con James. Subito dopo la successiva “Sad but true” la band lascia il palco, tutti tranne uno, Kirk Hammett: è lui infatti con l’esecuzione di un assolo a rivestire il ruolo di intrattenitore mentre gli altri tre pensano a riposarsi per poi ripartire con una certa “Welcome Home”!! Qui la gente continua a cantare a squarciagola ma, per vedere un po’ di movimento bisogna andare nella prima vasca transennata altrimenti nada, pubblico fermo impegnato a cantare o a scandire il ritmo con il battere delle mani o saltando. Ma ecco che dopo “Frantic”, “Holier Than Thou” (canzone sicuramente evitabile) e “The Memory Remains” la band lascia di nuovo lo stage. Ora, però, anche Kirk va a prendere un respiro profondo e lascia l’intrattenimento ad un assolo della new-entry (a mio parere molto ben integrata) nella band Robert Trujillo. Dopo la performance di Robert la band sale di nuovo sul palco ma, a mio parere, fallisce un’altra volta proponendo una canzone che nella loro discografia è passata abbastanza inosservata, parlo di “No Leaf Clover”, uno dei due pezzi inediti contenuti nel live “S&M”, infatti il pubblico è immobile. Fanno però un’apparizione sul palco due piccole bimbe (probabilmente figlie di James Hetfield) e un bambino (probabilmente figlio di un esausto Lars Ulrich), quest’ultimo si diletterà nel suonare la batteria di Lars con un accompagnamento improvvisato dallo zio Kirk. La band però, dopo l’allegro quadretto di famiglia, è pronta a riprendersi il pubblico e attacca quindi con la neonata “St. Anger” per poi continuare con due pezzi di grandissimo calibro come “Creeping Death” e “Battery”. Ora i quattro vogliono però prendere fiato, e propongono così “Wherever I may roam”, ma non basta, e la band lascia per la terza volta il palco. Kirk Hammett ora propone un assolo lento e non distorto a differenza del primo e va a chiudere un altro capitolo della performance. Ad aprire il successivo è, però, James che attacca con “Nothing Else Matters” della quale lo stesso Hetfield tiene l’ultima nota allungandola per qualche secondo, tenendoci con il fiato sospeso un po’ per paura che il concerto possa essere giunto a conclusione, un po’ perché non sappiamo quale altro pezzo ci verrà proposto, quando ecco che il dito di James si sposta per partire senza pausa e senza annuncio con un’irruente “Master of Puppets”: pubblico in delirio ma sempre un po’ privo di movimento e moshing all’esterno della vasca transennata dove invece si scatena il delirio, soprattutto quando la “preghiera del fucile” tratta dal film “Full Metal Jacket” va a fare da introduzione a “One” che fa esplodere letteralmente il pubblico. Subito dopo ci viene proposta “Enter Sandman” e, alla chiusura di quest’ultima, la band saluta il pubblico italiano e se ne va nel backstage, ma noi non ci stiamo e li richiamiamo fuori a gran voce. La richiesta è ben accolta (forse non da Lars che proprio sembra non farcela più). La band allora propone due “mummie riesumate” ma sempre molto apprezzate come “Metal militia” e “Seek and Destroy”, la quale ha il compito di andare a chiudere una performance molto buona. Forse l’unico appunto da fare è all’ormai bassa resistenza fisica di Lars Ulrich che ha rallentato un po’ i ritmi dell’esibizione facendo inserire quei tre assoli, che non tutto il pubblico ha apprezzato. Tolto qualche altro strafalcione (fortunatamente rattoppato in tempo) sempre del danese la band può vantarsi di una gran presenza scenica e di una grande capacità nell’intrattenimento del pubblico. Non a caso, sono i Metallica. SET-LIST: 1.The ecstasy of gold 2.Blackened 3.Fuel 4.Sad but true 5.Solo Hammett 6.Welcome home (sanitarium) 7.Frantic 8.Holier than thou 9.The memory remains 10.Solo Trujillo 11.No leaf clover 12.St. Anger 13.Creeping death 14.Battery 15.Wherever I may roam 16.Solo Hammett 17.Nothing else matters 18.Master of puppets 19.One 20.Enter sandman 21.Metal militia 22.Seek and destroy

Mattia Giambini

 
 
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